di Alfonso Maffettone
ROMA, 30 MAR, (Italia Estera) – Diplomazia internazionale e combattimenti sul campo in Libia: su entrambi sembra emergere Muammar Gheddafi che ha lanciato le forze lealiste in una forte controffensiva contro i ribelli che hanno dovuto cedere le città petrolifere di Ras Lanuf e Brega conquistate una settimana fa. Favorito dalla pausa dei bombardamenti alleati, il dittatore ha recuperato il controllo su un territorio di 200 km cogliendo di sorpresa la coalizione internazionale dopo la costituzione del gruppo di contatto a Londra. Gli ultimi eventi hanno diviso gli Alleati che non sanno quali pressioni esercitare su Gheddafi per indurlo all’esilio. Armare gli insorti come vorrebbero Usa e Francia o dare più supporto ai corridoi umanitari?.
L’Uganda e altri paesi africani si sono fatti avanti per ospitare Gheddafi in esilio ma in questo momento sarebbe per lui una via di uscita umiliante sulla quale peserebbe sempre un mandato di cattura della Corte penale internazionale. Il colonnello si ritiene sulla cresta dell’onda perché i ribelli sono rimasti privi dell’appoggio delle incursioni aeree occidentali per il passaggio alla Nato della no fly zone sulla Libia. Le forze governative hanno messo in fuga gli insorti che si sono dimostrati deboli e male armati. Eppure esiste il sospetto che sotto le ceneri della ritirata covi il fuoco dei terroristi. A Washington l’ ammiraglio James Stavridis , comandante della Nato in Europa, ha avvertito gli Usa e gli occidentali che ci sono legami ed infiltrazioni fra l’opposizione libica ed Al Queda, connessioni, riferisce il Washington Post, di lunga durata confermate da un ex analista della Cia, Bruce Riedel.
Le rivelazioni hanno indotto gli osservatori ad essere molto cauti sulla fiducia da dare ai capi della rivolta provenienti da una società tribale e clanista . A Londra il segretario di stato Hillary Clinton si è incontrato con Mahumud Jibril, esponente del Consiglio di transizione libico ed ex uomo del regime con laurea in scienze politiche ad una università americana ma Il Washington post sostiene che, fra i candidati alla leadership libica , ci sarebbe anche Abdel-Hakim al-Hasidi, un guerriero islamista ed ex combattente in Afghanistan contro l’invasione straniera.
Insomma è ancora tutta da scoprire la dirigenza della controparte avversaria di Gheddafi del quale si sa tutto il male possibile ma anche le relazioni di amicizia e di affari avute con l’Occidente. Contro di lui la Francia vuole armare i ribelli e gli Stati Uniti non sono contrari. "La risoluzione Onu - ha detto il segretario di Stato Hillary Clinton - permetterebbe di farlo".
L’ipotesi non trova consenziente l’Italia. Il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, l'ha definita "una misura controversa, estrema, che certamente dividerebbe la comunità internazionale; usiamo piuttosto gli strumenti a disposizione, la 'no-fly zone' e i corridoi umanitari per risolvere la situazione sul terreno", ha detto Massari.
Il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov si è schierato contro l’ ipotesi franco-americana. “Il segretario generale della Nato Rasmussen ha dichiarato che l'operazione in Libia si svolge per proteggere la popolazione e non per armarla e noi su questo siamo pienamente d'accordo con il segretario della Nato'', ha dichiarato il capo della diplomazia russa.
In Cina il presidente Hu Jintao ha espresso riserve sui bombardamenti condotti dalla coalizione occidentale in Libia. Incontrando il presidente francese Nicolas Sarkozy, in visita a Pechino, Hu ha ammonito che " le azioni militari se colpiscono popolazioni innocenti e provocano gravi crisi umanitarie, violano il mandato originale del Consiglio di sicurezza dell' Onu” . "La storia ha dimostrato che l' uso della forza non risolve i problemi, anzi non fa che complicarli", ha aggiunto Il presidente cinese ricordando che "sono il dialogo e gli altri mezzi pacifici a fornire la risoluzione ultima dei problemi".
Alfonso Maffettone/Italia Estera