di Alfonso Maffettone
TOKYO, 1 APR, (Italia Estera) - Il governo giapponese sta facendo i conti dopo il triplice disastro del terremoto, dello tsunami e della crisi nucleare. Il vice ministro delle finanze Mitsuru Sakarai ha segnalato la necessità di approvare una manovra straordinaria di 10 trilioni di yen (87 miliardi di euro) per far fronte alle prime difficoltà della ricostruzione che potrebbe richiedere una spesa complessiva di 200-300 miliardi di dollari. Il problema è come reperire i fondi dal momento che il Giappone, sebbene sia la terza economia del mondo (da poco è stata sorpassata dalla Cina), ha un rapporto debito Pil pari al 181% del Prodotto interno lordo, il più alto del mondo.
In una conferenza stampa Sakurai ha dichiarato che non intende ricorrere all’emissione di nuovi bond e non ha nascosto che l’esecutivo punta sulla solidarietà e sull’unità del Giappone dimostrate nei peggiori momenti della storia nazionale. “ Ci rivolgeremo al pubblico e chiederemo di dividere il peso delle sofferenze” ha detto Sakurai. Parole che in termini concreti significano nuove tasse e abolizione del piano per i tagli fiscali alle aziende sebbene la banca centrale del Giappone avesse in mano la leva per attingere alle riserve in valuta estera, pari a 1 trilione di dollari statunitensi
In altri paesi dichiarazioni come queste avrebbero scatenato polemiche e contrasti politici. Ma coesione e solidarietà sono i pilastri fondanti della società civile nipponica. Ed i primi a farsi avanti per dare un proprio contributo alla ricostruzione sono i giovani, gli stessi ritenuti materialisti e presuntuosi dagli anziani tutto lavoro e sacrifici secondo l’esempio e gli insegnamenti degli antichi samurai.
Nel giorno del primo aprile dedicato in Giappone al cerimoniale delle nuove assunzioni nel mondo del lavoro, centinaia di migliaia di giovani in camicia bianca e cravatta, come vuole la tradizione, si sono presentati nelle varie aziende per assumere le responsabilità da adulti ed hanno dismesso abitudini e supponenza delle nuove generazioni da società affluenti. Essi hanno parlato di “jishuku”, un volontario atteggiamento di freno e rinuncia provocato dalla catastrofe nazionale ed hanno fatto riferimento ai loro nonni che si accontentarono di una ciotola di riso per far risorgere il Giappone dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale.
Mestizia mista ad un forte desiderio di riscatto si è avvertita alla Tokyo Electric, la grande industria conosciuta come Tepco, messa in ginocchio dalla fuga radioattiva della centrale nucleare di Fukushima, danneggiata dallo tsunami. Una volta rappresentava uno dei posti di lavoro più ambiti in Giappone. Oggi è solo una impresa disastrata con la speranza di risorgere. “Io mi sento fortunato di essere in prima linea e di aiutare il popolo e la società del Giappone”, ha detto uno dei nuovi dipendenti che non rivelava alcun segno di arrendevolezza ma solo la volontà di fare il Giappone di nuovo grande.
Più enigmatico il comportamento dei giovani nelle vicinanze di Iwate, Miyagi and Fukushima, le tre prefetture in forte sofferenza per i disastri sismici e radioattivi. Ma uno di essi ha detto che i suoi genitori aiutarono la ricostruzione di Kobe dopo il terremoto del 2006 e che lui si aspetta adesso la stessa solidarietà . “Uno non può credere che il disastro non sia anche degli altri”, ha detto.
Insomma è riemerso in Giappone il “kokoro” (cuore) dei giovani che il successo economico aveva messo in seconda piano ma molti sociologi ammoniscono che è presto per dirlo a meno di un mese dal terremoto , dallo tsunami e dalla fuga radioattiva che hanno devastato il Nordest.
Alfonso Maffettone/Italia Estera