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18 mar 2011L'ultimatum di Obama a Gheddafi

Quasi sicuramente sarà Napoli il quartier generale della 'coalizione di volenterosi', così il Ministro Ignazio La Russa nel corso dell'informativa del governo alle Commissione esteri e difesa di Camera e Senato che hanno votato all'unanimità il mandato al governo ad agire in base alla risoluzione dell'Onu sulla Libia. Prima si é svolto il Consiglio dei ministri straordinario: Berlusconi: ogni decisione viene adottata in accordo con il Presidente della Repubblica. Il Parlamento sarà costantemente informato ai fini delle decisioni che intenderà adottare
WASHINGTON, 18 MARZO 2011 - (Italia Estera) -Il presidente Obama ha detto:  Il leader libico Muammar Gheddafi è di fronte "a una scelta", "deve cessare il fuoco immediatamente". "Ciò significa -ha proseguito- che tutti gli attacchi contro i civili devono fermarsi. Gheddafi deve fermare l'avanzata delle sue truppe... l'assistenza umanitaria deve potere raggiungere la gente della Libia". "Questi termini non sono negoziabili", ha affermato il capo della Casa Bianca. E se Gheddafi non li rispetterà, gli Stati Uniti useranno "l'azione militare".
Subito in una conferenza stampa c'é l'annuncio del cessate il fuoco da parte del governo di Tripoli, che lascia, però, tutti increduli, nonostante che il dittatore chiedesse controllori dalla Cina, da Malta e dalla Turchia.
  Qualche tempo dopo la dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti Il rappresentante degli Usa all'Onu, Susan Rice, afferma che Gheddafi ha già violato la tregua.
 
La risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, passata con 10 voti favorevoli e cinque astenuti, tra cui Cina, Russia e Germania, che prevede la 'no-fly zone' sui cieli della Libia e ''tutte le misure necessarie per proteggere i civili'', autorizza l'uso della forza contro le truppe del colonnello Muammar Gheddafi e apre la strada ad attacchi aerei sulla Libia.
 Prima che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvasse la risoluzione Gheddafi aveva minacciato di "trasformare in un inferno le vite" di quei Paesi che tentassero di attaccare la Libia.
l presidente Usa, Barack Obama, parlando dalla Casa Bianca della crisi libica, ha detto che Gheddafi "ha perso legittimità" e il "rispetto del suo popolo". Alle richieste dei manifestanti in Libia, ha detto ancora Obama, che ha ricordato le uccisioni della popolazione civile, è stato risposto con "il pugno di ferro". "Di fronte a questa ingiustizia -ha proseguito il presidente- gli Stati Uniti e la comunità internazionale si sono 'mossi rapidamente'. Obama ha poi affermato che Gheddafi ha avuto a disposizione 'ampio' tempo per ascoltare gli avvertimenti degli Stati Uniti e dei loro alleati, ma ha invece "lanciato una campagna militare contro il suo stesso popolo".
Le intenzioni di Gheddafi, ha detto il presidente Obama, riflettono l'uso che ha fatto, nel corso di decenni, della "forza bruta", ricordando che il leader libico, "ieri ha minacciato che non avrà pietà". Per questo, ha aggiunto Obama, "abbiamo tutte le ragioni per credere che Gheddafi commetterebbe delle atrocità contro il suo popolo: molte migliaia di persone potrebbero morire e potrebbe esplodere una crisi umanitaria".
Dall'Europa il coro è unanime. "Stiamo esaminando attentamente cosa significa, ma il nostro punto di vista è chiaro, Gheddafi se ne deve andare" ha detto l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton. In ogni caso, ha precisato che esiste un "ampio spettro di azioni possibili, con ruoli diversi per attori diversi". "Nessuno ha votato contro la risoluzione dell'Onu la scorsa notte, e questo è molto importante", ha concluso la Ashton che sarà domani a Parigi per un incontro sulla questione libica con il segretario della Lega Araba Amr Moussa, il presidente dell'Unione Africana Jean Ping e il segretario generale dell'Onu Ban-Ki Moon. ''La Nato sta completando la propria pianificazione per essere pronta a prendere misure appropriate a sostegno della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite" ha fatto sapere il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, al termine del Consiglio nordatlantico convocato questa mattina. ''Gli alleati - ha concluso - appoggiano le aspirazioni legittime del popolo libico per la libertà, la democrazia e i diritti umani". Il segretario generale della Nato ha diffuso la sua dichiarazione quando era già al corrente degli ultimi sviluppi in Libia, con l'annuncio del cessate il fuoco. Annuncio, sottolineano le fonti, che non modificano il processo di pianificazione in corso alla Nato a sostegno della risoluzione 1973.  
Anche la Francia ha accolto con prudenza l'annuncio del cessate il fuoco da parte del governo di Tripoli. Gheddafi "comincia ad aver paura, ma sul terreno la minaccia non è cambiata", ha riferito un portavoce del ministero degli Esteri di Parigi. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha avuto un incontro con lo sceicco del Qatar, Hamad Khalifa al-Thani, in merito al possibile intervento militare in Libia. Il Qatar è stato uno dei primi Paesi, tra quelli che non sono membri della Nato, a dichiarare il proprio sostegno a un'azione nel Paese nordafricano. Mentre l'Egitto ha fatto sapere attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Menha Bakhom che non parteciperà a nessun intervento militare in Libia.
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ROMA 18 APR 2011 (Italia Estera) – Quasi sicuramente sarà Napoli il quartier generale della 'coalizione di volenterosi' impegnata a far rispettare la risoluzione dell'Onu sulla Libia. È l'ipotesi avanzata dal ministro della Difesa Ignazio La Russa nel corso dell'informativa del governo alle Commissione esteri e difesa di Camera e Senato.
Prima c'è stato il Consiglio dei ministri straordinario dedicato alla Libia alla luce della risoluzione Onu sulla no fly zone. L'Italia metterà a disposizioni basi militari e mezzi e potrebbe partecipare a raid aerei. «Il Presidente Berlusconi ha riferito al Consiglio che ogni decisione viene adottata in accordo con il Presidente della Repubblica e che il Parlamento sarà costantemente informato ai fini delle decisioni che intenderà adottare», si legge in una nota.

Le commissioni riunite Esteri e Difesa del Senato hanno votato all'unanimità la risoluzione che dà mandato al governo ad agire in base alla risoluzione dell'Onu sulla Libia. «È opportuno - dice infatti il ministro - che venga fissato un luogo» dove «l'organismo di coordinamento di questa attività umanitaria» possa prendere le decisioni. Un coordinamento che «potrebbe essere Napoli, in particolare Capodichino».

I «contatti» con gli altri paesi, spiega La Russa, «vanno in questa direzione»: per «spostare da Stoccarda a Napoli la parte operativa». L'obiettivo dell'Italia, dice ancora il ministro, è anche quello di inserire «del personale delle nostre forze armate nello staff di pianificazione di questi interventi umanitari» per «verificare che i modi operativi non siano nè inferiori ma tantomeno superiori ai limiti che il Parlamento ci indicherà».


«Il Governo ha ritenuto indispensabile autorizzare, come gli altri Paesi disponibili, ogni opportuna iniziativa per garantire sostegno umanitario alle popolazioni civili della Libia, assicurando un ruolo attivo dell'Italia per la protezione dei civili e delle aree sotto pericolo di attacco, ivi compresa la concessione in uso di basi militari esistenti sul territorio nazionale - si legge nella nota - Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato in via d'urgenza, ha esaminato e discusso la questione libica al fine di aderire a quanto deciso dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la Risoluzione n.1973 del 17 marzo 2011».

Berlusconi sarà domani a Parigi per il vertice tra Unione Europea, Unione Africana e Lega Araba. Già ieri in tarda serata il premier e il presidente della Repubblica avevano parlato di Libia al termine del Nabucco celebrativo dei 150 anni dell'Unità d'Italia, all'Opera di Roma, presenti La Russa e alti ufficiali.

«Condividiamo pienamente e abbiamo apprezzato questa risoluzione» dell'Onu, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato. Una risoluzione basata sul principio di «ingerenza umanitaria».
Il governo chiederà «l'autorizzazione» al Parlamento di «aderire alla coalizione di volenterosi» cui spetterà far rispettare la risuluzione Onu sulla Libia, ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa sottolineando che l'Italia interverrà con gli altri paesi disponibili e con le organizzazioni internazionali, «offrendo le basi, ma senza nessun limite restrittivo all'intervento, quando si ritenesse necessario per far rispettare la risoluzione Onu» e garantire la tutela dei cittadini. «Possiamo intervenire in ogni modo con la sola tassativa esclusione di interventi via terra».
Tra gli assetti messi a disposizione la «forte capacità di neutralizzare radar e ipotetici avversari» in Libia «e su questo potrebbe esserci una nostra iniziativa: possiamo intervenire in ogni modo», ha aggiunto La Russa. La capacità cui ha fatto riferimento il ministro della Difesa è quella di neutralizzare i mezzi antiaerei nemici, cioè distruggere radar e postazioni missilistiche. Tecnicamente è detta SEAD, cioè “soppressione delle difese aeree nemiche” ed è quello che l'Italia ha già fatto con i raid aerei dei caccia Tornando in Kosovo.

Sono sette le basi aeree che l'Italia può mettere a disposizione, ha detto La Russa. Le basi sono Amendola, Gioia del Colle, Sigonella, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria. L'attuazione di una no fly zone secondo il ministro «comporta un dispiegamento di mezzi oneroso e impegnativo da tutti i punti di vista e quindi non può restare estranea la Nato, perchè tre o quattro paesi non possono da soli esercitare un controllo capillare della zona». La risoluzione dell'Onu sulla Libia «fa scattare il controllo dell'embargo da parte di un blocco navale che finora non poteva imporre coercitivamente un alt, non aveva titolo giuridico per l'utilizzo della forza».

Garantiremo basi e non solo. L'Italia parteciperà «attivamente» all'attuazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza, garantendo «l'uso delle basi e non solo», ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini in audizione presso le commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. La partecipazione «attiva» dell'Italia, ha aggiunto Frattini, ha anche l'obiettivo di «marcare l'assoluta lealtà dell'Italia alla prospettiva atlantica e dell'Unione Europea».
Sì ad un blocco navale ma per rinforzare l'embargo delle armi contro il regime di Gheddafi e non certamente per «contenere l'immigrazione». È la richiesta del presidente del Copasir Massimo D'Alema presso le commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. «Il nostro dovere in questo momento è assistere e accogliere quelli che scappano», ha affermato D'Alema. Durante il suo intervento, l'esponente del Pd è stato interrotto da una considerazione del ministro La Russa che però non è stato possibile ascoltare per i cronisti che seguono la diretta in circuito chiuso. D'Alema ha comunque risposto: «Se se ne approfittano, La Russa, si giudica dopo, non in mezzo al mare. La gente che scappa perchè c'è una guerra si assiste...».


Chiusa l'ambasciata italiana a Tripoli. La decisione, ha spiegato Frattini, è una «misura coerente con l'attuazione della risoluzione dell'Onu». Il ministro ha aggiunto che l'Italia ha chiesto, «alla Turchia, secondo le convenzioni internazionali, di curare gli interessi dell'Italia in territorio libico». La Turchia ha accettato la richiesta. L'evacuazione del personale dell'ambasciata è già iniziata.

L'Italia sta inviando una seconda nave con aiuti umanitari a Bengasi: arriverà in Cirenaica probabilmente domani mattina, ha detto Franco Frattini. «Sarà una nave, ancora una volta, con una quantità notevole di aiuti umanitari e di altre dotazioni che ci erano state chieste dal Consiglio nazionale di Bengasi con il quale ovviamente abbiamo mantenuto strettissimi rapporti». Frattini ha escluso che a bordo della nave vi siano «armi».

«La Lega Nord si sente vicina alla posizione della Germania per quanto riguarda il problema della Libia», ha detto il ministro per le Riforme nonchè leader della Lega, Umberto Bossi. La Germania ieri si è astenuta all'Onu durante il voto del Consiglio di sicurezza sulla no fly zone e oggi ha annunciato che non parteciperà a operazioni militari.

La Lega nord non ha partecipato al voto al Senato che ha dato il via libera al Governo all'attuazione della risoluzione delle Nazioni Unite sulla Libia. Le commissioni Esteri e Difesa hanno anche atteso, su richiesta del ministro La Russa, che i senatori del Carroccio si presentassero per il voto, cosa che non è accaduta. Un immediato riscontro dunque alla presa di distanza di Bossi.

Bersani: «Nei limiti della risoluzione dell'Onu siamo pronti a sostenere il ruolo attivo dell'Italia - ha detto il segretario del Pd - Il governo conosce la nostra disponibilità, noi chiediamo soltanto che in queste ore non ci siano dichiarazioni estemporanee e contraddittorie. Bisogna parlare con gli altri Paesi disponibili e con la Nato. Nessuno faccia lo stratega, questa è una cosa seria». Lapo Pistelli, responsabile relazioni internazionali del partito, aggiunge: «Le decisioni assunte dall'Onu ieri pomeriggio impegnano la comunità internazionale e anche l'Italia ad agire rapidamente per assicurarsi la cessazione delle violenze in Libia. Siamo pronti a valutare le decisioni che il Governo sta discutendo e a sostenere un ruolo responsabile dell'Italia in una situazione di grave rischio per la popolazione civile» .

«L'Udc condivide l'impostazione del governo e garantisce il suo sostegno. Ma chiediamo al presidente del Consiglio di farsi lui garante perchè abbiamo letto una dichiarazione del ministro Bossi in senso contrario», ha detto a nome dell'Udc Ferdinando Adornato nel corso della riunione congiunta delle commissioni difesa ed esteri di Camera e Senato a cui partecipa anche il segretario del Partito Cesa.



 
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