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23 feb 2011LIBIA, Gheddafi: "resisterò fino alla morte", 10.000 i Morti, 50.000 i feriti

Berlusconi: Sono molto preoccupato. Attenzione a derive fondamentalismo. Ue attacca Gheddafi e rimpatria europei . 20mila persone fuggite dalla Libia attraverso l'Egitto

 

Sono decine e decine le fosse scavate sulla spiaggia di Tripoli per seppellire le vittime, più di mille secondo alcune fonti, degli scontri in Libia. A mostrare le immagini è un video amatoriale girato ieri a Tripoli e diffuso da 'Onedayonearth'
 
di Beppe Nisa
 
ROMA – Dopo l’ultimo discorso in tv del leader libico Muammar Gheddafi, che ha detto "resisterò fino alla morte", c'é una situazione carica di tensione oggi in Libia, mentre gli stranieri fuggono e le forniture energetiche verso l'Europa vengono chiuse.

"Non sono un presidente e non posso dimettermi", ha affermato Muammar Gheddafi nel suo discorso in diretta tv dalla sua casa di Bab al-Azizia a Tripoli. "Sono il leader della rivoluzione e lo sarò fino all'eternità - ha aggiunto - sono un combattente, un mujihid". E per quanto riguarda la Libia "non è in stato guerra".
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''Io non lascerò il Paese'', ha assicurato subito dopo il leader libico ripreso su uno sfondo di quella che appariva come una casa bombardata. "Rimarrò qui nella mia casa che è stata obiettivo dei raid aerei americani. Io non sono un presidente o una persona normale che può essere uccisa con il veleno", ha detto il Colonnello ricordando di "aver sfidato l'arroganza dell'America e della Gran Bretagna e non ci siamo arresi".
 
''Io sono un rivoluzionario - ha ribadito - il leader più grande. Ho portato il paese alla vittoria, alla vittoria che continua a dare frutti". "Sono la gloria non solo del popolo libico, ma di tutte le nazioni". E ripercorrendo la storia del Paese, ha anche voluto ricordare di come ''anche l'Italia sia stata sconfitta sul suolo libico''.
 
E riferendosi ai manifestanti: sono "un minuscolo gruppo di giovani drogati", "venduti", "scarafaggi", "nascosti in alcune città", che agiscono solo per "emulare quello che è successo in Tunisia ed Egitto". "Riportate a casa i vostri figli, sottraeteli alle mani dei rivoltosi", è l'appello lanciato allora da Gheddafi.
 
"Non ho usato la forza finora ma lo farò se sarà necessario", ha sottolineato Gheddafi sostenendo di non possedere "nemmeno un fucile". Quanto alla "città di Derna è caduta in mano ai seguaci di Osama Bin Laden" e "i manifestanti vogliono trasformare il paese nell'Afghanistan". All'esercito: "Riprenda il controllo della nazione e la gente scenda in piazza domani e attacchi i manifestanti".
"I libici non hanno motivo per manifestare", ha sottolineato. "La rivolta pacifica è una cosa - ha aggiunto - la ribellione armata è un'altra", ha detto, imputando ai manifestanti la chiusura di porti, aeroporti e delle altre infrastrutture del paese. E annuncia la nascita di "comitati per la difesa della rivoluzione" e "comitati per la difesa dei valori sociali, composti da un milione di giovani che hanno memorizzato il Corano e che non avranno l'ordine di uccidere". Inoltre il figlio Seifulislam "si consulterà con magistrati e avvocati" per dare "presto" al popolo "una costituzione e le leggi che chiede".
"Ho lasciato il potere nel 1975 e non ho voluto incarichi, io non sono il presidente ma il capo della rivoluzione e lo sarò per sempre. Ora tutto è in mano al popolo attraverso i comitati popolari", ha continuato il leader libico. "Ho lasciato tutto, anche i soldi del petrolio - ha aggiunto - è tutto in mano ai comitati popolari. Abbiamo combattuto gli americani, i francesi, Sadat e sono ancora qui". Rivolgendosi alla gente di Bengasi ha affermato: "Dove eravate voi quando abbiamo combattuto le nostre battaglie contro gli stranieri?".
 
"Bisogna distribuire al popolo i proventi del petrolio libico, in modo che ciascuno possa farci quello che vuole", ha ribadito per poi affermare di accettare "la proposta di concedere autonomie regionali". Parlando alla nazione ha affermato che la soluzione alla crisi in atto è la formazione di comuni e amministrazioni autonomi. "Vi invito a farlo, come ha proposto Seifulislam Gheddafi", ha detto il leader libico, ribadendo che combatterà "i nemici fino alla fine", "finché avrò ancora una goccia di sangue nelle vene".
 
"Tutto il mondo ci guarda con rispetto e con timore grazie a me, compresa l'Italia", ha affermato ancora Gheddafi. "Ci siamo fatti rispettare da tutti, quando sono andato in Italia hanno salutato con rispetto il figlio di Omar Mukhtar", ha aggiunto. "Non sono un presidente ma il capo della rivoluzione", ha sottolineato ancora una volta. E ha accusato "i servizi segreti stranieri di complottare contro di noi" e i media arabi 2 di dare una falsa immagine del nostro paese".
 
 
 
«Per tutta la notte siamo stati in contatto con i leader europei e americani per monitorare la situazione in Libia e in altri paesi del nord Africa. Quello che è importante è che non ci siano violenze ma dobbiamo anche essere attenti a quello che accadrà dopo quando saranno cambiati questi regimi con cui noi trattiamo e che sono per noi importanti per la fornitura di energia». È l'auspicio pronunciato dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo agli stati generali di Roma. Il Cavaliere aveva convocato ieri sera a Palazzo Chigi un vertice interministeriale per fare il punto sulla situazione libica subito dopo un delicato colloquio con Muammar Gheddafi che è durato una ventina di minuti
La telefonata è arrivata nel pomeriggio, subito dopo il discorso tenuto in tv dal leader libico, si legge in una nota di palazzo Chigi.  Nel corso della conversazione Berlusconi ha seccamente smentito il leader libico che parlando in televisione aveva detto che i rivoltosi avevano usato razzi italiani.
Nel corso della telefonata si è fatta inoltre un'analisi della situazione e Berlusconi si è detto allarmato per l'uso spropositato della violenza e ha ribadito la necessità di una soluzione pacifica all'insegna della moderazione per scongiurare il rischio di una guerra civile dagli esiti imprevedibili.
Spero non prevalga fondamentalismo islamico
Insomma, l'idillio tra il Cavaliere e il Colonnello sembra avvicinarsi alla fine e lo si intuisce anche dalle parole che il premier pronuncia durante gli stati generali capitolini. Quando esprime apprezzamento per l'ondata di democrazia che ha investito l'area del Mediterraneo e che sembra sfiorare anche la Libia. «Prendiamo atto con grande piacere - ha aggiunto - che il vento della democrazia é soffiato in quei paesi; tanti giovani vogliono entrare nella modernità e armati del loro coraggio e di internet hanno dato via ai sommovimenti. Facciamo attenzione che non ci siano violenze ingiustificate e derive che recepiscano il fondamentalismo islamico».
 
Le ultime notizie sono che il governo controlla ancora Tripoli, ma ha perso ormai la Cirenaica. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha parlato di "guerra civile" fra "bande e squadroni della morte" e ha accusato Gheddafi di "orribile spargimento di sangue", chiedendogli di fermarsi. Anche il governo italiano, accusato dall'opposizione di aver finora taciuto sulla repressione di Gheddafi, attacca ormai il leader libico. Nei rapporti con la Libia, ha spiegato Frattini, l'Italia ha fatto in passato "quel che doveva fare", ma "c'é un limite e di fronte a quello che sta accadendo, non possiamo non levare la nostra voce".
Il ministro Frattini ha confermato le voci di ieri che le vittime della repressione sono oltre mille e ha chiesto che l'Italia sia unita di fronte a questa emergenza. Per Frattini c'è il rischio dell'affermarsi dei fondamentalisti islamici in Cirenaica e di una ondata di immigrati clandestini nel nostro paese. "Le conseguenze migratorie non potranno essere accollate soltanto all'Italia", ha detto il ministro, riferendosi all'Ue.
A Bengasi, il capoluogo della Cirenaica, le linee telefoniche e il servizio internet è interrotto. Fonti da Tripoli dicono che la città è ancora sotto il controllo del governo, ma la Cirenaica è ormai persa.
 Al Jazira riferisce che una 'Rete dei liberi ulema di Libia', organizzazione di teologi e studiosi islamici, ha annunciato il suo "totale sostegno al nuovo governo libico", scaturito dalla 'rivoluzione del 17 febbraio'. Il ministro dell'Interno libico, Abdel Fatah Yunis, che nel suo discorso Gheddafi aveva dato per morto, assassinato a Bengasi, ha detto di essere vivo e ha annunciato la propria defezione e il suo appoggio alla rivolta.
Continua l'evacuazione dei cittadini stranieri dalla Libia, con aerei e navi (alcuni aeroporti sono inagibili). Gli americani hanno inviato due catamarani per portar via i loro concittadini da Tripoli. L'Italia ha già evacuato dalla capitale tutti gli italiani che volevano andarsene e ha inviato due navi militari verso il paese nordafricano.
L'Eni ha chiuso il gasdotto verso l'Italia per motivi di sicurezza, ma assicura che può trovare gas su altri mercati e che non ci saranno problemi nelle forniture. Anche la francese Total ha cominciato a sospendere una parte della sua produzione. Stamani al ministero dello Sviluppo economico si è tenuta una riunione di emergenza sugli approvvigionamenti.
"La Commissione Europea ha espresso una "condanna unanime per l'uso della forza in Libia e ha affermato che "é inaccettabile che un leader minacci i propri cittadini". Lo ha riferito il portavoce della Commissione Europea, Olivier Bailly, dopo una riunione del Collegio dei Commissari e riportando la posizione del presidente Manuel Barroso, dei vicepresidenti e della rappresentante per la Politica Estera Ue Catherine Ashton.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha chiesto all'Unione europea di adottare "sanzioni concrete" contro la Libia e ha auspicato la sospensione delle relazioni economiche e finanziarie con il paese nordafricano. Secondo testimonianze concordanti, fra cui quella del vescovo di Tripoli, mons. Giovanni Martinelli,la situazione nel centro di Tripoli è abbastanza tranquilla, mentre scontri sarebbero in corso in periferie.
 
 
BERLUSCONI, SIAMO MOLTO PREOCCUPATI - "Siamo molto preoccupati". Risponde così il premier Silvio Berlusconi, prima di lasciare il palazzo dei Congressi dell'Eur dove ha partecipato agli Stati Generali di Roma Capitale ai cronisti che gli chiedono un commento sulla situazione in Libia. Prima di lasciare il Palazzo dei Congressi il cavaliere si è intrattenuto con alcuni sostenitori che lo applaudivano e gli stringevano la mano.
BOSSI: ROMPERE TRATTATO? NON ESAGERIAMO - Denunciare il Trattato di Amicizia Italia-Libia? "Non esageriamo". Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, frena sull'ipotesi di rompere il trattato di cooperazione tra l'Italia ed il paese nord-africano ormai alle prese con la guerra civile. A chi gli ricorda che il governo si è impegnato per realizzare grandi investimenti in Libia e per la costruzione della autostrada costiera libica, il Senatur replica così: "Sull'autostrada passano i camion italiani - dice - E poi chi lo porta il petrolio".
"L'Italia è in Europa. Non possono lamentarsi se poi gli immigrati vanno da tutte le parti. Interverranno, interverranno". Così il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono se l'Italia sia stata "abbandonata" dall'Unione Europea per l'accoglimento degli immigrati dopo la crisi libica.
UE COORDINA EVACUAZIONE EUROPEI - L'Unione Europea ha messo a disposizione il coordinamento fra gli Stati membri per "l'evacuazione dei circa 10 mila cittadini europei" presenti in Libia. Lo ha riferito il portavoce della Commissione Europea, Olivier Bailly, precisando che saranno attivate anche le procedure per l'evacuazione "in particolare via mare". Il portavoce della Commissione ha specificato che per il coordinamento dei mezzi aerei e navali messi a disposizione dagli Stati membri è stato attivato il Mic (Monitoring Information Center)", struttura normalmente utilizzata per emergenze di carattere umanitario.
GAS: ROMANI, SIMULATO SCENARI, SITUAZIONE OTTIMALE - "Abbiamo simulato tanti scenari negativi e in nessuno di questi c'é pericolo per la distribuzione di gas in Italia". Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, lasciando la riunione del Comitato d'emergenza del gas. "La situazione - ha proseguito - è ottimale. Tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi anni sulle infrastrutture ci consente di dormire sonni tranquilli".
Alla riunione del Comitato per l'emergenza e il monitoraggio del gas naturale, che si è tenuta nella sede del ministero a Via Veneto, ha detto Romani, "hanno partecipato una trentina di persone a Roma e una ventina in videoconferenza a Milano". Oltre al ministro e ai tecnici del ministero, c'erano il presidente dell'Autorità per l'energia, Guido Bortoni, e i rappresentanti delle aziende di trasporto e stoccaggio gas, come l'ad di Edison Umberto Quadrino. Lasciando la riunione per andare a votare il Milleproroghe, il ministro ha voluto inviare un "messaggio rassicurante alle imprese, ai cittadini e alle società termoelettriche" e ha smentito l'ipotesi di chiusura di altri gasdotti: "Assolutamente no", ha risposto. La situazione è insomma sotto controllo perché, ha ribadito, il gas può arrivare da altre fonti: "dall'Algeria attraverso il Transmed, dal Nord Europa con il Transitgas, senza dimenticare i rigassificatori". C'é quindi "la possibilità di utilizzo a pieno regime di impianti" che oggi non vengono sfruttati fino in fondo. Quanto alle previsioni sul riavvio della produzione dell'Eni in Libia e sulla riapertura del Greenstream, il ministro ha dichiarato che "nel comitato c'é una persona che ha partecipato alla stesura dei contratti" e che ha spiegato come "per questi paesi gas e petrolio siano una fonte di ricchezza". In ogni caso, ha ricordato, "le forniture sono state interrotte in via precauzionale solo per un problema di sicurezza che non può essere assicurata". Gli occhi, ha concluso il ministro, sono dunque "apertissimi" e "l'unità di crisi è permanente".
 
AL JAZIRA, 20MILA FUGGITI NELLA NOTTE VIA EGITTO - Circa 20mila persone hanno lasciato la notte scorsa la Libia attraverso il valico di Sallum con l'Egitto. Lo riferisce al Jazira, citando un suo inviato al confine che ha parlato con fonti militari egiziane. La frontiera, perlomeno sul lato egiziano, è sotto il controllo dell'esercito del Cairo, secondo le fonti. Sembra che i soldati lascino passare solo forniture mediche. Per quanto riguarda il confine occidentale della Libia, l'Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) afferma che migliaia di stranieri - libanesi, turchi, siriani e tedeschi - si sono uniti ai tunisini e passano in Tunisia per tentare di tornare nei loro paesi da lì.



 
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