PENA DI MORTE, L’Iran all’Italia: E’ un’interferenza negli affari interni . La Farnesina replica: nessuna ingerenza, noi cerchiamo il dialogo
TEHERAN, 6 AGO. (Italia Estera) - "Ogni Paese indipendente combatte il crimine secondo le sue leggi, e ogni interferenza in questo campo è un'interferenza negli affari interni di un Paese". Così il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Mohammad Ali Hosseini ha reagito oggi alle "forti inquietudini" espresse giovedì scorso dalla Farnesina per l'ondata di impiccagioni - molte delle quali pubbliche - delle ultime settimane nella Repubblica islamica. "Nessuna interferenza", gli ha risposto poco dopo il vice ministro degli Esteri Ugo Intini. Si tratta soltanto, ha sottolineato a nome della Farnesina di un'iniziativa che rientra nella lotta alla pena di morte di cui l'Italia ha fatto "una bandiera in campo internazionale". Ma soprattutto Teheran conosce le "buone intenzioni" dell'Italia che crede al "dialogo" ed alla ricerca di "soluzioni politiche" a tutti i conflitti in atto nella regione.
Lo scambio di battute tra le due diplomazie trae origine da una comunicazione fatta avere giovedì scorso dal ministero degli Esteri italiano all'ambasciata iraniana a Roma, in seguito ad un forte aumento delle impiccagioni registrate nelle ultime settimane nella Repubblica islamica. Dall'inizio dell'anno le esecuzioni sono state circa 150, molte sulla pubblica piazza. Soltanto mercoledì sette uomini, condannati per rapina, banditismo, sequestro di persona, violenza carnale e "atti contro la moralità", sono stati impiccati in pubblico a Mashhad. Il giorno dopo altri due, colpevoli di avere ucciso un giudice, sono saliti sul patibolo in una strada di Teheran davanti a una folla di centinaia di persone: molti hanno ripreso quelle terribili immagini con le videocamere dei cellulari.
Nella sua nota, la Farnesina chiedeva a Teheran di sospendere le esecuzioni ed esprimeva "viva preoccupazione" in particolare per la condanna a morte, emessa il 16 luglio, nei confronti di due giornalisti curdi, Adnan Hassanpur e Abdolvahed 'Hiwa' Butimar. Una posizione fatta propria il giorno dopo anche dalla presidenza portoghese della Ue. Ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, interpellato durante la sua conferenza stampa settimanale, ha criticato il modo con il quale la stampa occidentale, che a suo parere persegue dei "fini politici", tratta queste notizie, a partire proprio dal caso dei due condannati curdi. "E' una copertura - ha affermato Hosseini - basata su due opinioni: la prima che i due siano stati condannati in quanto giornalisti, la seconda, perché sono curdi". Ma ciò non è vero, ha aggiunto il portavoce, perché "le sentenze emesse dalla magistratura iraniana riguardano le violazioni della legge" e "non hanno nulla a che vedere con l'appartenenza etnica, la professione o la carica" dei condannati.
Hosseini non ha commentato le osservazioni della Farnesina secondo le quali i capi d'imputazione di alcuni impiccati recentemente contenevano anche "accuse di omosessualità". Le inchieste e i processi in Iran, ha affermato il portavoce, rientrano esclusivamente "nel quadro della responsabilità della magistratura".
"La lotta alla pena di morte è una battaglia di principio per un mondo più stabile e più giusto", ha affermato nella sua contro-risposta Intini, tenendo a sottolineare che non si tratta di un argomento usato strumentalmente contro Teheran. L'Italia da mesi sta conducendo una vivace battaglia internazionale per arrivare ad una moratoria universale della pena di morte: la presidenza di turno portoghese della Ue il prossimo settembre dovrebbe presentare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York una risoluzione in tal senso che dovrà essere discussa e votata dal palazzo di Vetro. (Italia Estera)