
- ROMA – Questo è il testo ufficiale, pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri, in merito all’intervento tenuto dal Ministro Renato Ruggiero davanti alle Commissioni Riunite (III e IV) di Camera e Senato sugli sviluppi in sede NATO in tema di attacchi terroristici negli Stati Uniti e di applicazione dell’articolo 5 del trattato di Washington:
“Dal momento della decisione del Consiglio Atlantico del 12 settembre, con il suo riferimento all’art. 5 del Trattato del Nord Atlantico, sono proseguite incessantemente in seno alla NATO consultazioni ad ogni livello con gli Alleati americani, sia sulle risultanze delle indagini da essi intraprese sugli attacchi terroristici dell’11 settembre, sia sui seguiti da prevedere nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.
Ad una importante consultazione del Consiglio, il 20 settembre scorso, con il Vice Segretario di Stato americano Armitage, che nei giorni precedenti aveva avuto una serie di incontri a Mosca, è seguita il 26 settembre la riunione informale dei Ministri della Difesa dell’Alleanza, cui ha partecipato per l’Italia il Ministro Martino e per gli Stati Uniti il Vice Segretario alla Difesa Wolfowitz.
Vorrei in proposito ricordare che quest’ultima riunione è quella che avrebbe dovuto svolgersi a Napoli/Pozzuoli e che, su precisa richiesta del Segretario Generale della NATO Robertson, è stata trasferita a Bruxelles.
Lord Robertson aveva personalmente rivolto tale richiesta al Presidente del Consiglio, in occasione di un incontro il 21 settembre al Quartier Generale NATO, poco prima della riunione straordinaria del Consiglio Europeo lo stesso giorno.
In quella circostanza, il Presidente Berlusconi aveva avuto modo di illustrare al Segretario Generale della NATO la posizione del Governo italiano, sottolineando il forte sostegno ad essa fornito dalla nostra opinione pubblica e dal Parlamento, dove maggioranza ed opposizione avevano reagito ai tragici avvenimenti di New York e Washington sostanzialmente all’unisono.
Il Presidente del Consiglio aveva altresì confermato al suo interlocutore che l’Italia sarebbe stata solidale con gli altri alleati della NATO in vista delle decisioni da adottare in seno all’Alleanza.
Egli aveva infine insistito sull’esigenza di evitare ad ogni modo che una reazione occidentale potesse essere interpretata alla stregua di una contrapposizione con il mondo islamico, sottolineando come un’eventuale azione militare avrebbe dovuto essere comunque integrata da iniziative politiche, economiche, finanziarie e di cooperazione internazionale di polizia, coinvolgenti il maggior numero di Stati, inclusi paesi musulmani.
La riunione di Bruxelles ha poi visto unanimemente accolta questa impostazione, peraltro ribadita personalmente anche dal Vice Segretario alla Difesa americano Wolfowitz al Ministro Martino nel corso di un incontro bilaterale ai margini della Sessione.
I Ministri della Difesa della NATO si sono incontrati al Quartier Generale di Bruxelles anche con il Ministro della Difesa russo Sergej Ivanov. Di questo incontro, dal significato estremamente importante, vorrei in particolare sottolineare l’emergere di una particolare convergenza di preoccupazioni per il salto di qualità operato dal terrorismo internazionale. I Paesi dell’Alleanza e la Russia intensificheranno d’ora in poi la loro collaborazione per farvi fronte.
E’ pur vero che il cosiddetto “atto fondatore” del partenariato NATO-Russia, firmato a Parigi nel 1997, includeva già il terrorismo tra le possibili materie di cooperazione, ma certamente gli attentati dell’11 settembre hanno fatto accrescere l’urgenza e l’importanza di questo aspetto del rapporto NATO- Russia, come del resto dimostrato anche da una riunione congiunta ad alto livello in tema di terrorismo tenuta l’altro ieri a Bruxelles.
La comune volontà di rafforzare ed accrescere i rapporti fra la NATO e Mosca è altresì testimoniata dall’esito molto positivo del colloquio intercorso ieri a Bruxelles fra Lord Robertson e il Presidente Putin, che ha personalmente voluto sottolineare la propria determinazione nell’approfondire questa promettente ed utile cooperazione.
Passo rapidamente in rassegna le altre importanti occasioni in cui l’Italia si è nelle ultime settimane consultata con Alleati, Partners comunitari e con altri Paesi amici.
Ricordo in particolare:
1) il Vertice Straordinario dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, tenutosi a Bruxelles il 21 settembre, che ha posto le basi, tra l’altro, per una coordinata reazione della comunità internazionale alla nuova sfida del terrorismo, da affrontare in tutte le sue dimensioni.
2) Qualche giorno dopo, in margine alla riunione NATO-Russia, l’incontro fra il Ministro Martino ed il Ministro Ivanov, a cui è stata illustrata la posizione italiana sul problema del terrorismo, ricevendone espressioni di concordanza.
3) la mia recente missione a Washington e New York, sul positivo esito della quale non ho mancato di riferire tempestivamente in Parlamento, al mio rientro a Roma.
4) Ultima in ordine di tempo, ma non certamente sul piano della rilevanza, la riunione del 2 ottobre del Consiglio Atlantico che ha registrato una esauriente informativa da parte degli Stati Uniti sugli esiti delle indagini compiute, con impegno ed ampiezza senza precedenti, per accertare le responsabilità dei terribili attacchi dell’11 settembre a New York e a Washington. Tale informativa è stata fornita dall’Ambasciatore Frank Taylor, coordinatore delle misure anti-terrorismo presso il Dipartimento di Stato a Washington.
Si è trattato di una informativa di alta segretezza, sulla quale pertanto mi si vorrà esimere dal dare dettagli. Ma posso senz’altro rivelare che essa ha posto in luce le responsabilità della rete terroristica Al-Qaida, capeggiata da Osama bin Laden, nonché i collegamenti tra tale gruppo terroristico e il regime dei Talibani in Afghanistan. Ripeto, le informazioni fornite indicano chiaramente il ruolo svolto da Al-Qaida negli attacchi dell’11 settembre, come riconosciuto da tutti i membri dell’Alleanza Atlantica.
Comunico peraltro che un’analoga informativa è stata fornita ieri anche a Roma, su un piano strettamente bilaterale.
Tale accertamento è stato importante perché ha consentito al Segretario Generale della NATO, Lord Robertson, di dichiarare che, sulla base degli elementi forniti, poteva concludersi che l’attacco agli Stati Uniti dell’11 settembre era stato originato dall’esterno, facendo in tal modo venire meno la sospensiva alla piena attivazione dell’art.5 del Trattato Nord Atlantico che, come è noto, il Consiglio NATO aveva incluso nella sua decisione del 12 settembre.
Nella stessa giornata, lo stesso Ambasciatore Taylor ha informato delle principali risultanze delle indagini anche la Russia, nel corso della riunione degli esperti ad alto livello cui accennavo sopra. Egli ha poi partecipato ad una seduta straordinaria del “Consiglio di partenariato euro-atlantico” (EAPC), che unisce 47 paesi e si raduna presso il Quartier Generale NATO a Bruxelles sotto la presidenza del Segretario Generale Robertson, fornendo agli stessi i principali chiarimenti. Rilevo per inciso, come già mi premurai di fare in Senato lo scorso 13 settembre, che tra i Paesi membri del Consiglio di partnerariato euro-atlantico ve ne sono vari con popolazione a maggioranza islamica.
Indubbiamente, la giornata del 2 ottobre ha segnato un momento centrale degli approfondimenti e delle preparazioni in atto per dare corpo a quell’ampia coalizione internazionale anti-terrorismo, di cui i Paesi dell’Alleanza costituiscono un anello importante.
Cosa possiamo prevedere per il futuro?
La prima constatazione d’obbligo è che gli Stati Uniti d’America, il paese direttamente e crudelmente colpito dagli attentati dell’11 settembre si sono finora mossi con grande prudenza e senso di responsabilità. Washington non opera in modo affrettato ed impulsivo, pur nella grande amarezza causata dal carattere proditorio e sanguinoso degli attentati. L’approccio che è venuto emergendo in America è quello di basarsi, per sconfiggere il terrorismo, su una strategia di ampio respiro che si avvalga di un ventaglio di strumenti: politici, diplomatici, giuridici, economici e finanziari, in aggiunta a quello militare. Anche se sono chiare le responsabilità di Al-Qaida e del suo capo bin Laden, non si vuole in alcun modo dare l’impressione di voler criminalizzare il mondo dell’Islam, né dar luogo ad una guerra di religione o tantomeno determinare una contrapposizione fra civiltà che non ha ragion d’essere.
Come si colloca la NATO in questa prospettiva?
Innanzitutto vorrei osservare che la piena attivazione dell’art.5 del Trattato Nord Atlantico, avvenuta il 2 ottobre, conferma che l’attacco armato contro gli Stati Uniti deve essere considerato – ai termini dello stesso art.5 – come un attacco contro tutti i Paesi membri dell’Alleanza.
La NATO, nella cornice di applicazione operativa dell’art.5, ha ricevuto ieri, nel corso di una nuova riunione del Consiglio Atlantico, una prima richiesta da parte americana di alcune misure di solidarietà e di assistenza logistica, individuali o collettive, che vanno dal rafforzamento della collaborazione nello scambio di informazioni al permesso di sorvolo dello spazio aereo, dal rafforzamento delle misure di sicurezza nazionali all’adozione di misure di assistenza finanziaria anche in favore di paesi che si impegnano a sostenere la lotta contro il terrorismo. Esse includono anche l’autorizzazione all’accesso a porti ed aeroporti, la disponibilità degli aerei radar della NATO e lo schieramento nel Mediterraneo Orientale delle Forze Navali Permanenti dell’Alleanza.
Fin qui gli ultimi sviluppi e le misure nel quadro del Consiglio Atlantico. Su tali misure è in corso da ieri la prescritta procedura di approvazione di silenzio-assenso da parte degli Alleati, che si concluderà – salvo ulteriori richieste di rinvio – oggi alle ore 15.00.
In sede europea, mi accingo a partecipare a Lussemburgo lunedì prossimo al Consiglio dei Ministri degli Esteri dei Quindici, che sarà specificamente dedicato ad una valutazione approfondita su tutte le misure finora adottate in ambito comunitario per la lotta al terrorismo internazionale. E’ inoltre in corso un’attività di coordinamento con gli Stati Uniti e, in particolare, nel quadro ONU, per la costituzione di un comitato di quindici Paesi membri delle Nazioni Unite, che dovrebbero avere il compito di monitorare l’attuazione delle misure antiterrorismo, per garantirne l’efficacia. Ciò, conformemente alle aspettative del nostro Parlamento.
Per quanto riguarda infine la prosecuzione dell’azione del Governo italiano, ho già indicato nei giorni scorsi in Parlamento tutti gli sforzi dispiegati e in atto sul piano diplomatico, volti a ribadire la continuità dell’impegno a mantenere la più ampia coalizione di paesi per combattere il terrorismo internazionale.
Impegno che nei giorni prossimi focalizzerò verso l’area mediterranea e medio-orientale attraverso una serie di visite che ho già annunciato in Parlamento e che mi appresto a definire sul piano operativo".