Il sindaco aveva 38 punti di vantaggio su Ferrer
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NEW YORK. 9 nov. (Italia Estera) - Ieri i newyorkesi sono andati a votare per eleggere il nuovo sindaco. Che Michael Bloomberg sarebbe stato confermato a City Hall era assolutamente certo. Si possono avere tutti i dubbi possibili sui sondaggi, ma di fronte a un vantaggio di 38 punti percentuali, com’era quello che Bloomberg vantava fino a ieri sul candidato democratico Fernando Ferrer, c’è davvero poco da dire. Bloomberg ieri era perfino preoccupato per tanto successo. Temeva che i suoi stessi sostenitori, con la certezza della vittoria, finissero per considerare inutile andare a votare, e così il suo “Niente è scontato finché non si contano i voti” ha continuato per tutto il giorno a interrompere i programmi di tv e radio locali, per parte loro felicissime perché a conti fatti la campagna del sindaco miliardario ha portato nelle loro casse circa 100 milioni di dollari.
Così ancora una volta, dicono un pò tutti i commentatori, i democratici si troveranno a constatare che la “loro” metropoli (New York è una delle città con il più alto numero di “registrati” democratici) elegge un repubblicano. Con una consolazione, però: che il voto su chi mandare al Comune di New York non rispecchia minimamente gli umori riguardanti la politica nazionale e quindi non costituisce un vero “campanello d’allarme” per i democratici, per esempio per il voto di mid-term dell’anno prossimo, che grazie alla discesa imboccata dall’amministrazione Bush si prospetta per loro alquanto promettente. E questo non solo perché il concetto che “quando si tratta del sindaco conta la persona, non il partito” è molto radicato, ma anche perché Bloomberg medesimo, in fondo, è un repubblicano per modo di dire.
Le sue liti con George Pataki, il governatore repubblicano eletto soprattutto con i voti del Nord dello Stato e quindi con la tendenza a “discriminare” New York città, sono leggendarie; i suoi dissensi con George Bush sono così palesi che alla convention repubblicana dell’anno scorso - gli strateghi della Casa Bianca avevano deciso di tenerla nella “nemica” New York sperando di sfruttare gli attacchi contro le Torri Gemelle e rovesciare la situazione - non fu messo fra gli oratori di punta; e quanto al rapporto con il suo predecessore, lo “sceriffo” Rudolph Giuliani per il quale governare New York consisteva in pratica in una continua coniugazione del verbo “proibire”, l’opera di Bloomberg in questi quattro anni è stata una continua, sistematica “decostruzione” di ciò che aveva trovato, a partire dalla riassunzione dei collaboratori che Giuliani aveva licenziato perché non gli andava di discutere.
Del resto, quattro anni fa la candidatura di Bloomberg finì nelle file repubblicane solo perché la struttura di New York del partito democratico l’aveva rifiutata.
Vediamo poi nel resto dello Stato
I sindaci
Buffalo ha scelto dopo 12 anni un nuovo sindaco. Gli exit poll hanno dato tutto facile per il senatore democratico Byron Brown sfidato dal repubblicano Kevin Helfer. Se Brown vincerà sarà il primo sindaco nero della città.
A Syracuse gli exit polls danno Joanie Mahoney in parità con il sindaco in carica Matt Driscoll. La Mahoney è la figlia dell’ex sindaco sconfitto 4 anni fa da Driscoll.
A Rochester l’ex capo della polizia, Robert Duffy, ha sfidato il repubblicano John Parrinello dopo che il sindaco William Johnson ha deciso di lasciare la politica. Gli exit polls dicono Duffy.
Ad Albany I democratici detengono la poltrona di sindaco dal 1919. Il sindaco in carica, Gerald Jennings, secondo gli exit polls ha 10 punti di vantaggio sull’avversario repubblicano Joseph Sullivan.
District Attorney
Manhattan e Brooklyn senza storie. Robert Morgenthau e Charles Hynes non avevano rivali.
Westchester. La repubblicana Janet Di Fiore, ex magistrato statale, punta alla poltrona di Janet Pirro che l’ha lasciata per sfidare Hilary Clinton al senato federale. Contro di lei il democratico Tony Castro. I sondaggi danno la Di Fiore con 10 punti avanti.
Nassau. Dura sfida per Denis Dillon, il DA di Nassau che è già stato eletto per 9 volte. A sfidarlo la democratica Kathleen Rice, ex US Attorney a Philadelphia. Dillon un attivista del movimento Right to Life è contestato dalle donne.
County Executive
Si è votato nelle contee di Nassau e in Westechester. Tutti e due gli attuali county executive, Tom Suozzi a Long Island e Andy Spano a White Plains, hanno circa 20 punti di vantaggio sugli avversari.
Legislatura
A Brooklyn si è tenuta l’elezione per il posto dell’Assemblyman Clarence Norman, condannato per corruzione e tangenti lo scorso settembre. Dovrebbe vincere Karim Camara, un pastore protestante locale, sfidato da Geoffry Davies, il cui fratello venne ucciso da un rivale politico nel 2003.
Beppe Nisa