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25 giu 2005Presentato a Berlino il libro “Che qualcuno passi a sentire come stiamo – Lettere di carcerati italiani in Germania”

BERLINO - (Italia Estera) - Dopo Monaco di Baviera, anche nella capitale tedesca è stato presentato il libro a cura di Mauro ed Elke Montanari “Che qualcuno passi a sentire come stiamo – Lettere di carcerati italiani in Germania”. L’evento ha avuto luogo mercoledì 22 giugno nelle sale dell’Ambasciata d’Italia, che ha promosso l’iniziativa con il Comites locale. Il Consigliere Alessandro Gaudiano ha aperto la presentazione ponendo l’accento sulla delicatezza dell’argomento. L’ambivalenza delle reazioni solitamente provocate da questo tema può stimolare, infatti, a cogliere le contraddizioni e la complessità delle emozioni e delle considerazioni evocate, contribuendo all’ampliamento della coscienza di sé e della società. Il Consigliere ha quindi, ricordato le attività svolte dalle autorità diplomatiche e consolari per tutelare i cittadini italiani detenuti in Germania: dall’impegno per l’applicazione delle norme di diritto internazionale alla promozione, in collaborazione con altre organizzazioni competenti, di misure volte al reinserimento sociale dei carcerati. Il Presidente del Comites di Berlino, Elisabetta de Costanzo, ha quindi illustrato nel dettaglio l’articolazione del libro, evidenziando la pluralità di situazioni e di variabili personali che connota la presenza italiana nelle carceri tedesche. Ha posto l’accento sulla necessità di trattare il fenomeno in un’ottica differenziata giacché gli stereotipi collegati alla categoria del “carcerato” riproducono un’omologazione analoga alla depersonalizzazione provocata dalla prigione e sviante nella prospettiva della realizzazione di interventi mirati. Dal punto di vista della tutela dei diritti dei connazionali, infatti, la stessa questione del luogo di detenzione assume connotazioni diverse di caso in caso: mentre per gli uni, per i carcerati italiani da poco in Germania, con scarsa conoscenza del tedesco e con la famiglia in Italia, l’estradizione è una prospettiva fortemente auspicata e, come si desume dalle lettere pubblicate, spesso ostacolata dall’inerzia – o dal calcolo - delle autorità italiane, per altri, segnatamente per i carcerati italiani da molto residenti in Germania, con la famiglia qui, l’ipotesi dell’espulsione è vissuta come un dramma personale e famigliare. In quest’ottica è stato affrontato anche il tema delle donne in carcere e delle famiglie dei carcerati, in particolare dei figli, che, come indicano varie ricerche, sono pericolosamente esposti al rischio della riproduzione dei meccanismi d’esclusione sociale vissuti dai genitori, anche quando questi ultimi sono rilasciati. Riferendosi al ruolo dell’autorità consolare, il Presidente del Comites ha, poi, richiamato l’attenzione sulle lettere dalle quali emerge il valore che anche simbolicamente il tangibile impegno delle autorità italiane può avere per i connazionali carcerati al fine di lenirne almeno in parte le ferite identitarie comportate dalla detenzione in un altro Paese: tanto manifestano gratitudine per tale presenza coloro che hanno potuto goderne, altrettanto sono amareggiati e astiosi coloro che si sono sentiti abbandonati. A conferma della poliedricità della condizione dei detenuti italiani in Germania, l’autore del libro, Mauro Montanari, ha quindi letto alcune delle missive inviate al Corriere d’Italia, lasciando, poi, la parola al responsabile della Missione Cattolica Italiana di Berlino, che segue con assiduità circa 20 carcerati. Il Missionario ha riportato esempi della propria esperienza con i carcerati, ponendo l’accento, fra l’altro, sull’utilità di corsi e attività culturali all’interno della prigione e di iiziative per il reinserimento sociale, sulla necessità di trasmettere adeguate informazioni, non solo concernenti specifici aspetti normativi e legali, ma anche la vita all’esterno, sul fabbisogno di beni di prima necessità e di beni e servizi che rinsaldino il legame affettivo e culturale con il paese d’origine, sulla necessità di un impegno assiduo per rilevare e fronteggiare situazioni di discriminazione. Al termine del dibattito conclusivo il Comites di Berlino – Brandeburgo ha devoluto alla Missione i contributi raccolti, ammontanti a circa 600 euro. (Eli. De Co.)



 
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