TREVISO - (Italia Estera) - Allarme dell' UNAIE - Unione Nazionale delle Associazioni Immigrati ed Emigrati -" Molti nostri connazionali,in attesa di cittadinanza,rischiano di essere cacciati via,esattamente come accade da noi per i clandestini extracomunitari". "Ci sono migliaia di italiani emigranti di ritorno in attesa di cittadinanza che rischiano l'espulsione,esattamente come i clandestini extracomunitari".
A lanciare l'allarme è l'UNAIE, l'Unione nazionale delle Associazioni immigrati ed emigrati di area cattolica..A Treviso ha convocato i suoi stati maggiori per chiedere al governo, rappresentato dal Ministro
La Loggia
che attivi ogni possibile iniziativa per consentire all'estero anche il voto regionale e alle Regioni perchè i loro Statuti riconoscano la figura del veneto nel mondo piuttosto che del sicialiano,del lombardo piuttosto che il friulano o del pugliese. A margine di questa maggiore partecipazione,emerge una situazione quanto mai problematica. "Sono sempre piu' numerosi gli italiani che rimpatriano e chiedono la cittadinanza per reinserirsi ma che rischiano l'espulsione. E per alcuni è già scattata" fa sapere Daniele Marconcini,Presidente dei Mantovani nel Mondo.
Spiega Patrizio De Martin,segretario dell'Unaie,oltre che direttore dei Bellunesi nel Mondo. " Si tratta di migliaia di italiani che sono ritornati per stabilirsi in Italia e stanno chiedendo la cittadinanza,avendone i requisiti,perchè oriundi. Molti di costoro si erano rivolti ai consolati dei paesi in cui vivevano,ma le rappresentanze italiane all'estero sono sommerse dalle richieste; a Curitiba,in Brasile,ad esempio l'attesa è di ben 7 anni.Le questure concedono permessi in attesa di cittadinanza,ma gli interessati non possono lavorare".
Il problema dunque è doppio.Si a per le code che si allungano anche in Italia,ma soprattutto per la sopravvivenza dei rimpatriati. "Di cosa vive questa gente? Chi paga loro gli affitti? Molti,evidentemente, sono costretti a lavorare in nero. Col rischio,tra l'altro di essere espulso,sia se viene pizzicato,siaper il permesso si esaurisce prima della consegna della cittadinanza.". Il ministro
La Loggia
a Treviso ne ha preso buona nota.
TURISTI PER CASO
Recentemente ho avuto modo di ospitare uno studente brasiliano, figlio di un mio carissimo amico di São Paulo, venuto in Italia per un periodo di tre mesi per conoscere il nostro Paese e praticare la nostra lingua. Pensavo di dover accogliere un amico che fa il turista e invece, dopo e in virtù dell’iter burocratico previsto dalla Bossi-Fini, mi sono ritrovato a dar asilo ad un clandestino. Mi era già noto, per i racconti di alcuni amici immigrati, come la legge Bossi-Fini rappresenti per gli immigrati regolari, che vanno a richiedere o rinnovare il loro permesso di soggiorno, una sorta di girone dantesco.Ma che un turista, per potere avere il ‘privilegio’ di soggiornare in Italia per il periodo consentito dovesse affrontare un?esperienza kafkiana era un’ipotesi che neanche il più strenuo oppositore di questa legge avrebbe potuto immaginare.I fatti. In aprile giunge in Italia, via Svizzera (particolare non irrilevante), João. Si è appena diplomato, amerebbe conoscere l’Italia ed essendo di discendenza italiana in linea paterna, e tedesca per quella materna,vorrebbe iniziare l’iter per ottenere la cittadinanza italiana. All’ambasciata del nostro Paese in Brasile dicono al mio amico che è necessario richiedere preliminarmente il permesso di soggiorno turistico, ottenibile facilmente (come bere un bicchiere d?acqua) presentandosi, una volta nel territorio italiano, in una qualsiasi questura. Decido di accompagnare João in questura a Vicenza pensando (beata ingenuità) che l’iter per ottenere un permesso turistico fosse più semplice di quello per il lavoro. Invece? Ecco una breve cronistoria.
GIORNO 1. Arriviamo in questura verso le 9,30 e un poliziotto ci dice di rivolgerci all’Ufficio Relazioni col Pubblico. Lì la poliziotta di servizio ci informa che il permesso va richiesto entro 8 giorni dall’ingresso nella UE e che se il turista viene ospitato da un cittadino italiano costui ha l’obbligo di avviare entro lo stesso termine la pratica per il permesso di soggiorno turistico, firmando nel comune di residenza il modulo (che mi viene consegnato) di presa a carico dell’ospite, con responsabilità annesse. È già passata una settimana dal suo arrivo in Europa, ma per fortuna il visto Svizzero ci salva. Poi bisogna presentarsi in questura, muniti di tutti i documenti,dalle 8,00 alle 8,30. Inoltre è necessario stipulare una polizza assicurativa con copertura di 30.000 euro per eventuali infortuni o malattia.Torno di corsa a Schio, compilo e faccio autenticare il modulo in comune. Poi telefono ad alcune assicurazioni. Quella che offre questo servizio è l’INA Assitalia:costo 95 euro.
Giorno 2. João è accompagnato da una mia amica (al lavoro non mi concedono un altro giorno di ferie). Prima delle otto sono in questura e si accodano agli immigrati già presenti. Alle nove circa viene ritirato il passaporto. Verso le 11 (neanche troppo tardi) sono chiamati ad uno sportello. Presentano il modulo compilato in comune e anche il biglietto aereo con la data di ritorno in Brasile. La poliziotta di servizio dice però che non basta. Prima di tutto sono necessarie 4 foto tessera, le fotocopie di tutte le pagine del passaporto, la doverosa marca da bollo e poi ci vogliono anche dei soldi
Come?, quali e quanti soldi? È necessaria una cifra in contanti e imprecisata (ma superiore ai 1000?) per potere dimostrare che il turista si può mantenere in Italia. La mia amica e João si guardano nelle tasche, ma in tutto hanno circa 250€: non bastano! Ma scusate, non c’è uno (chi scrive) che si è preso in carico l?ospite? Non ne risponde lui? Sì, ma se il turista non ha denaro suo, chissà per quale fine potrebbe essere in Italia? Probabilmente, si sottintende che il giovane potrebbe trasformarsi in un pericoloso turista clandestino.
Scusate, ma dov’è la logica di questa ipotesi: uno che vuole fare il clandestino, viene a presentarsi in questura, passando per le forche caudine, a chiedere il permesso per farlo? E poi non c’è chi si è preso tutte le responsabilità del caso. Già, la logica! Ma la legge Bossi-Fini, più che fari a pugni, pare avere dichiarato guerra senza quartiere alla logica.
Come fare a procurarsi la somma di denaro? João ha anche dei soldi dalla nonna in Germania, ma il tempo che ci resta, perché i termini non scadano, è troppo poco. Io posso prelevare un massimo di 700€ mensili e in più dovrei ritirarli in tre giorni diversi. Intanto sono costretto a prendere (dopo grandi insistenze con la mia ditta) un altro giorno di ferie e non posso sprecarlo per andare in banca poiché non faremmo in tempo ad arrivare a Vicenza entro le 8,30. Per fortuna un’altra mia amica riesce a mettere assieme 1000€, più 250 in nostro possesso arriviamo alla cifra di 1250€.
GIORNO 3. Di nuovo a Vicenza. La solita fila. Intanto apprendiamo altre storie di ordinaria idiozia. Come un italiano che ha sposato una brasiliana e, in attesa della cittadinanza per la moglie, è costretto a rifare per lei (chissà per quando?) il permesso turistico. Sua moglie, intanto, non può fare entrare in Italia un figlio avuto in precedenza: fantastico! Alla fine arriva il nostro turno. Di nuovo esibiamo tutti i documenti, poi siamo pregati di contare i soldi. Li estraggo dal mio portafoglio, ma subito la poliziotta mi ferma chiedendomi come mai i soldi sono in mio possesso dal momento che devono essere del turista. Farfuglio che è per evitare che il ragazzo possa perdere quel preziosissimo denaro. L’agente pur fra mille sospetti accetta la versione. Ma adesso ci sono le foto. João le presenta:sono le stesse del suo passaporto. Non vanno bene, troppo piccole! E già sono del terzo mondo e potrebbero magari presentare chissà quale insidia.Chiediamo dove possiamo fare delle foto ? valide?. Lì nei pressi c’è un tabacchino che opportunamente fa delle ottime foto tessera. Alla fine, per grazia ricevuta, riusciamo a concludere la prima parte dell?iter. Ma c’è ancora da andare a ritirare il permesso: fra una settimana. Un altro giorno di ferie da devolvere alla nostra burocrazia.
GIORNO 4. Il grande momento del permesso. Andiamo con un giorno di ritardo sulla data indicata e il poliziotto non vuole consegnarci il permesso.Faccio presente e lo prego di capire che mi era impossibile, per esigenze lavorative, accompagnare João il giorno prima. Alla fine si convince e ci consegna lo strasospirato documento. Lo guardiamo e sorpresa! Vale un solo mese. Per potere restare in Italia João dovrà rinnovarlo altre due volte. Ma non dovrebbe essere valido 3 mesi? Certo, basta rinnovarlo alla scadenza. Alla fine di questa prima fase, ma il peggio deve ancora arrivare, mi convinco che, da noi, un turista non ricco abbia bisogno, più che di un amico disposto ad ospitarlo, di un badante: simpatica figura lavorativa introdotta dai contratti creativi padani.
Intanto il padre di João, Antonio Folquito Verona, docente universitario della UNESP (Università Statale Paulista) arriva in Italia su invito del Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano" dell?Università di Perugia per un convegno (guarda caso) sulle migrazioni. Folquito è autore di una importante ricerca sull’esodo di operai scledensi alla volta di San Paolo alla fine dell’800 e deve svolgere in quella sede una relazione sul tema (vedete di che razza di turisti clandestini si tratta!). Egli decide di portare con se il figlio in un giro che comprende anche la visita a Rocca d’Evandro (luogo d?origine di un loro avo), comune che ha dedicato a Folquito, discendente di un loro concittadino un sito:http://www.roccadevandro.net/folchitto1.htm. Dopo questo tour, mentre il padre torna in Brasile, João rientra a Schio,con un paio di giorni di ritardo tra contrattempi e scioperi dei treni. Il suo permesso scade il 13 maggio, lui arriva il 14 e si presenta per rinnovarlo lunedì 16 maggio ( a questo punto da solo). E ricomincia l’odissea:
GIORNO 5. Non appena João si presenta allo sportello viene investito dalle accuse del poliziotto di turno (al cui confronto la poliziotta della fase precedente è una campionessa di gentilezza), quasi fosse un criminale passato alla clandestinità e a nulla valgono le spiegazioni del ragazzo (che già si spiega in buon italiano). Il poliziotto gli dice che se non vuole essere portato dal Questore deve subito uscire dall’Italia. Come se in quel giorno di ritardo, senza il vigile timbro della questura possa avere commesso chissà quali misfatti.
Lo ritrovo a casa completamente allucinato e confuso. Che fare adesso? Se lo trattengo a casa sarei responsabile di dare asilo ad un clandestino, d’altra parte se lui se ne andasse in giro per l?Italia la mia responsabilità non verrebbe meno. Anticipare la data del rientro avrebbe un certo costo: da addebitare a chi? Telefoniamo al Consolato brasiliano a Milano e unagentile impiegata ci dice che purtroppo questo non è il primo caso e che le questure in Italia si attaccano a qualsiasi cavillo per non concedere permessi turistici. La signora invita caldamente João ad andare via dall’Italia. A questo punto resta che una via, fortunatamente per noi ancora aperta: la nonna tedesca del ragazzo. Lo accompagno a Chiasso finché passa senza problemi i controlli. Sua nonna lo attende a Zurigo. Poi via in Germania dove, per fortuna, non hanno ancora esportato le questure italiane.
A questo punto vorrei fare una sola richiesta al prossimo governo :che si faccia una legge che regoli in modo civile le relazioni con gli immigrati e che tratti i turisti come tali e non come sospetti clandestini.
Marcello Limoli Schio (VI)