ROMA – Alleanza Nazionale è spaccata dopo le dichiarazioni di Fini al Corriere della Sera. E' Publio Fiori, in maniera netta, a dar voce agli 'scontenti' di via della Scrofa dopo le dichiarazioni del presidente di An, che ha definito ''sbagliata e diseducativa'' l'astensione dal referendum e ha ribadito la sua posizione di votare tre sì e un no all'eterologa. ''Fini - dice - non può invocare una presunta libertà di coscienza, facendosi scudo di una strana concezione della politica, ridotta all'amministrazione condominiale''. Secondo il vicepresidente della Camera - che già nei giorni scorsi si era autosospeso da An – Fini ha ''consapevolmente puntato alla mutazione genetica del partito'' e adesso sarà ''interessante conoscere quale sia il progetto che si nasconde dietro a questa operazione di dissoluzione'' di An. Infatti le ''disarmanti dichiarazioni'' di Fini, rimarca Fiori, ''rendono definitiva la sua rotta di collisione rispetto ai valori fondanti di An, stabiliti una volta per tutte a Fiuggi''. ''Oggi in An - incalza - ognuno è libero di fare le proprie scelte: una volta rotto il patto fondativo, i legami sono ormai sciolti''. E tutto perché con le sue prese di posizione, Fini ''ha definitivamente posto una pietra tombale sulla decennale storia della nuova destra italiana, cattolica e popolare''.
Il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno prende le distanze dal vicepremier. ''E' inaccettabile considerare l'astensione diseducativa'', spiega. ''Come da parte nostra - aggiunge - c'è sempre stato rispetto per le posizioni del vicepresidente del Consiglio, così pretendiamo un rispetto non di maniera per le posizioni di chi si è schierato sul fronte dell'astensionismo attivo''.
Ma le tensioni nel partito di via della Scrofa non finiscono qui. Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano si dice ''sconcertato'' per le decisioni di Fini. ''Non sono in discussione - mette in chiaro - la scala mobile o il ministero del Turismo; ma la salute della donna e la tutela dell'essere umano''. Secondo l'esponente pugliese di Alleanza nazionale, inoltre, ''la vittoria dei sì equivarrebbe ad anticipare l'affermazione di un fronte libertario e di sinistra simile a quello oggi al governo a Madrid. Con la conseguenza - se la sinistra vincesse le elezioni - che a Roma si proverà a proiettare il medesimo film da 15 mesi in onda oltre i Pirenei: matrimonio fra gay, adozione per i gay, registro del sesso, divorzio a due mesi. Anche questa - chiede Mantovano - è materia da 'libertà di coscienza'?''.
''Sorpresa e protesta'' anche per il ministro degli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. ''E' veramente incredibile - dice - che sia proprio Fini ad usare questi termini, lui che ha voluto e votato quella legge e lui, proprio lui, che in sede di referendum vorrebbe cambiarla coi suoi tre si'''. ''Ho conosciuto – dice Tremaglia - un segretario del mio partito che era favorevole al divorzio ma che, di fronte alla stragrande maggioranza del no nel partito, seppe rispettarne la volontà e non fece dichiarazioni in dissenso. Ma quello era un partito serio e il segretario si chiamava Giorgio Almirante''.
Per Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente, ''Fini ha esplicitato meglio i motivi della sua scelta: ne aveva diritto - spiega - visto che Alleanza nazionale aveva scelto la strada della libertà di coscienza''. ''Resto però dell'idea - sottolinea Matteoli - di non andare a votare e ritengo che se si sceglie la libertà di coscienza non si deve voler portare altri sulle proprie convinzioni''. ''Il non voto - aggiunge l'esponente del partito di via della Scrofa - rispetta ciò che hanno voluto i nostri legislatori in materia referendaria: il referendum infatti è l'unico caso in cui attraverso un non voto si fa una scelta politica''.
Con Fini il vicepresidente vicario di An Ignazio La Russa e il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi. Per La Russa, Fini ''ha ribadito i suoi argomenti precedentemente espressi'', e ammette che la posizione del partito di via della Scrofa per la libertà di coscienza ''ha impedito che ci fosse una spaccatura che avrebbe visto la destra schierata tutta da un lato, e la sinistra tutta dall'altro''. Per il ministro Landolfi è fondamentale invece la libertà di coscienza. ''Nel partito non c'è tensione - spiega Landolfi - avevamo stabilito la libertà di coscienza e quindi le posizioni che si prenderanno sono tutte legittime''. E aggiunge: ''Io non andrò a votare, mi asterrò''.