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00 0000ESCLUSIVO/ A colloquio con il Sovrintendente all’Arena di Verona

 ESCLUSIVO

A colloquio con il Maestro Claudio Orazi Sovrintendente all’Arena di Verona

Di Maria Laura Platania

Il sovrintendente all'Arena(a destra) con la moglie e Domingo

L’opera, l’operetta, la lirica, la musica tutta costituiscono il terreno fertile che ha coltivato generazioni e generazioni di Italiani. Un terreno  che è riuscito a mantenersi vitale, nonostante una politica spesso inadeguata.

“La musica, ma direi il sistema culturale del nostro paese, vive uno dei periodi più critici dal dopoguerra ad oggi. I finanziamenti statali previsti dal F.U.S. (Fondo Unico per lo Spettacolo, istituito nel 1985) continuano a diminuire fino al punto che l'intero comparto ha perso nell'arco di 20 anni il 60% delle risorse economiche. Una ulteriore contraddizione riguarda il fatto che la crisi si acuisca malgrado da pochi anni sia stato istituito un competente Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, in maniera emblematica, ha parificato la valorizzazione dei beni culturali materiali, monumentali, storico, archivistici, a quella dei beni immateriali quali la musica, da sempre considerata tra i patrimoni tipici della cultura italiana. Così tanto da arrivare a costituire una sorta di simbolo dell'identità nazionale. Nella pratica, debbo amaramente concludere che così non è se la musica, espressione artistica di indefettibile valenza per la formazione della   persona, viene oggi tagliata  dalla programmazione scolastica obbligatoria. Purtroppo, malgrado le citazioni contenute nel Decreto istitutivo del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, all'art. 9 della Costituzione e all'art.128 del Trattato della Comunità europea, le cronache italiane registrano i dati di un Paese in un forte stato di "Anoressia culturale".”

 

A parlarne con  la passione che caratterizza una vita è Claudio Orazi,  da tre anni Sovrintendente all’Arena di Verona, nel Consiglio di Presidenza dell’Assemblea dell’Associazione  Nazionale delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche insieme a Walter  Vergnano, Sovrintendente del Teatro  Regio di Torino, Francesco Ernani dell’Opera  di Roma, Carlo Fontana del Teatro alla Scala di Milano e Giorgio Van Straten  del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Quarantacinque anni di tranquilla eleganza, una solida cultura coniugata ad  autentico amore per il teatro tutto, sposato, tre figli,  il Maestro incarna quel particolare tipo di selfmade man che, dalla provincia di nascita, ha saputo, con onestà intellettuale e tenacia, affrontare e conquistare la vetta di una carriera  che per i più resta sogno.

“Sono arrivato a Verona  dopo 11 anni di Sovrintendenza e Direzione  Artistica dell'Arena Sferisterio di Macerata – racconta in uno dei rari momenti di relax della sua intensa vita pubblica - sono stati anni fondamentali, di crescita artistica, ma anche di un consolidamento di quelli che ritengo i valori di un Teatro universale. Sono stati gli anni dei numerosi Premi Abbiati, delle sperimentazioni al Teatro Lauro Rossi, di una crescita esponenziale del pubblico, formato in specie da tanti giovani, al mondo dell'Opera.”

Sfoglia volentieri l’album dei ricordi il  Sovrintendente a partire da quelli legati a  Macerata che vede i fortunati inizi della sua  avventura artistica ed umana: studi regolari che ne faranno un dottore in legge, una corrisposta passione per il teatro sul palcoscenico prima, dietro le quinte poi, fino ad assumere la direzione  di raffinate stagioni di prosa.

Poi, una quindicina d’anni fa, la svolta: prende la guida della stagione lirica della sua città, diventando il più giovane Sovrintendente nominato in Italia.  Guida, così, quel processo di trasformazione dell'Arena Sferisterio di Macerata da teatro a gestione pubblica diretta in Associazione privatistica con personalità giuridica riconosciuta, con un forte e significativo sostegno da parte di Istituzioni Pubbliche (Stato, Regione, Enti Locali) e Soggetti Privati di rilievo nazionale ed internazionale. Pochi anni sono sufficienti al brillante manager per dare prestigio e lustro internazionale ad un Teatro, rilevato in enorme sofferenza artistica ed economica: la nuova e qualificata identità culturale e tecnico-organizzativa producono una crescita di  pubblico pari al 100%: dai 15/20000 spettatori dei primi anni '90 ai 35/40000 consolidati negli ultimi otto anni. Una direzione artistica che vale il  conferimento dei più prestigiosi premi della critica musicale, televisione, rapporti con i più prestigiosi teatri d’ogni dove, la vetrina internazionale per la sua amata città,  Non è solo la critica musicale a registrare tale successo: il settimanale economico “Il Mondo” nel 2001 individua Claudio Orazi tra i migliori manager della cultura e del teatro musicale e importanti istituzioni culturali e governative, in Italia e all'estero definiscono quello di MacerataOpera come "caso di studio", in considerazione dei risultati di immagine prodotti, seppure con risorse economiche limitate.

       L’esperto giusto per la definizione della spinosa questione della musica in Italia:

       “La questione dei Teatri d’Opera in Italia – spiega volentieri - credo debba essere affrontata a partire da una precisa definizione della loro posizione legislativa Biosogna intanto ricordare che  teatri d'opera che ricevono sovvenzioni dallo Stato sono suddivisi in fondazioni lirico-sinfoniche, teatri di tradizione, festivals. Per quanto riguarda le Fondazioni lirico sinfoniche, trasformate in soggetti di diritto privato con D.Lgs.367/96, dopo essersi configurate come enti autonomi di diritto privato, sono complessivamente 13, compresa l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia ad esse assimilata. Di recente è stata riconosciuta una nuova Fondazione lirico sinfonica che fa capo al Teatro Petruzzelli di Bari. Il comparto delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane offre lavoro a circa 6000 addetti, di  cui  4700 a tempo indeterminato. Caratteristica peculiare di queste istituzioni musicali è l'attività continuativa nell'arco dell'anno con una programmazione artistica dedicata all'opera lirica,musica sinfonica e, in alcuni casi, al balletto. Diversamente i Teatri di Tradizione, che svolgono attività principalmente nel campo operistico, ma in un periodo di tempo determinato nell'arco dell'anno: i Teatri di tradizione non contano su masse artistiche e tecniche stabili, il loro numero in Italia, riconosciuto dal legislatore, è di 26 unità. I Festivals sono realtà che hanno come scopo la valorizzazione di alcuni compositori o temi musicali che culturalmente ricoprano un ampio interesse nazionale ed internazionale. Anche in questi casi si tratta di attività che si svolgono in un arco di tempo limitato, mediamente un mese. Volendo, poi,  osservare la geografia del teatro musicale italiano, mi sento di rilevare una maggiore concentrazione di attività al Nord piuttosto che al Centro-Sud del Paese.”

 

Difficile trovare la ricetta giusta per modulare potenziare e rilanciare l’industria  della Grande Musica in Italia: per Verona la stessa formula magica dello Sferisterio?

 

“Bè, rispettando le diverse proporzioni direi proprio di sì – risponde dopo un attimo di riflessione il Maestro - per il più antico, amato e grande teatro all'aperto del mondo penso che l'opera debba proporsi con forti componenti di ricerca e di innovazione attraverso un nuovo linguaggio della scena. Il rapporto tra la forza poderosa dello spazio monumentale e la creatività in campo registico, scenografico, costumistico e delle luci, diviene oggi il preminente lavoro accanto alle più accurate esecuzioni musicali e vocali. Lo stupore primigenio di un così antico rito come quello del Teatro merita di essere costantemente vivificato per le migliaia, come avviene qui a Verona, di spettatori che giungono da tutto il mondo.”

Interessante quantificare e tipizzare il pubblico della grande arena scaligera….

 

“A Verona durante la stagione giungono circa 550 mila spettatori paganti, per il periodo che va dalla metà di giugno alla fine di agosto e per 5 titoli operistici che si spiegano in 50 serate.

La Fondazione Arena di Verona in collaborazione con l'Università di Verona ha pubblicato 2 studi dedicati al pubblico areniano ed agli indotti economici che il Festival produce sull'economia cittadina e dell'intero Veneto – sciorina con precisione i dati da abile  puntuale manager - i dati di maggior rilievo ci dicono che il 50% degli spettatori arriva dall'Italia, il 10% dal comprensorio veneto, mentre il rimanente 50% giunge dall'Estero con punte del 24% dalla Germania, il 5% dalla Gran Bretagna, il 4% dall'Austria, il 3% dalla Francia, l’8%dai restanti Paesi Europei”

 

Dati Europei Maestro e il resto del mondo?

 

“Oltreoceano viene rilevato l'1,50%, dagli U.S.A.,lo 0,85%dal Giappone, il restante da Australia, Cina, anada, Sud America.  Naturalmente speriamo di potenziare – aggiunge – intanto la presenza di tutti questi spettatori nel territorio veronese produce un indotto economico che, associato a quello degli addetti alla produzione artistica, supera i 500 milioni di euro. In questo senso si capisce come un' "Impresa culturale"  possa tradursi, a tutti gli effetti, in  una vera e propria "Impresa economica", capace di produrre enorme ricchezza nel comparto del turismo.”

 

Quali sono le Opere che il pubblico si aspetta di vedere in Arena?

 

“Le opere con maggior numero di spettatori sono sicuramente quelle del repertorio verdiano: l’Aida in prima posizione, tantochè viene riproposta ogni anno – afferma allargando il viso alla cordialità accattivante di un sorriso – e poi  la Carmen di Bizet,  la Turandot di Giacomo Puccini. Nella stagione 2004 il maggior numero di spettatori, esclusa Aida ovviamente, lo ha avuto Madama Butterfly di Puccini

 

E per il cartellone del 2005  quali allestimenti sono in opera?

 

“Due nuove produzioni: la Gioconda di Amilcare Ponchielli e la Boheme di Giacomo Puccini, oltre alla le riprese di Aida, Nabucco e Turandot – afferma e poi si distende in più ampi dettagli - il 17 giugno, dopo 18 anni di assenza ritorna l'amatissima Gioconda con i protagonisti Andre Gruber e Marco Berti, sapientemente diretti dalla finissima bacchetta di Donato Renzetti, altro ritorno da tutti atteso, abbiamo affidato la regia,  le scene e i  costumi alla prestigiosa firma del  Maestro Pierluigi Pizzi”

 

E per la popolarissima Boheme gioiello dell’immaginario collettivo?

 

La Boheme sarà diretta da Daniel Oren, vanterà le voci di Fiorenza Cedolins, struggente Mimì e di Marcelo Alvarez nei panni di Rodolfo – precisa - la regia sarà curata dal giovane Arnaud Bernart mentre  le scene e i  costumi  sono di William Orlandi.”

 

Non possiamo dimenticare Aida che dell’Arena è storia e simbolo…

 

“Aida ritorna nel monumentale allestimento di Franco Zeffirelli, diretta da Daniel Oren e interpretata da Josè Cura nei panni di Radames, Micaela Carosi in Aida, Ambrogio Maestri in Amonastro – si diverte nel ricordare come – ritorna in Arena nei panni di Nabucco Leo Nucci, un beniamino dell'Arena, affiancato da Andrea Gruber e diretto da Viekoslav Sutej”.

 

 Orazi nella "sua" Arena      

 

E a chiudere il cartellone, quali altre sorprese…

 

        “Ad agosto una magnifica Turandot diretta dal Maestro cinese Lu Jia con Josè Cura nelle vesti del principe Calaf e Giovanna Casolla in quelle della gelida Principessa di Pechino  - prosegue e poi aggiunge - ho voluto altresì che accanto al tradizionale Festival areniano ci fossero attività artistiche collaterali,  perle rare accanto al grande repertorio popolare capaci di dare lustro e splendore ai beni monumentali e architettonici della città di Verona.”

 

Vale  a dire?

 

“L'Abramo e Isacco di Myslivececk nella Chiesa di San Zeno, patrono della cittàe il dittico "Il parlatore eterno" di Ponchielli con "Eight songs for a Mad King" di Maxell Davies.”

 

Volge al termine la conversazione con l’enfant prodige del nostro panorama musicale, ritratto in seppia di un signore d’altri tempi e d’altra tempra che pure ha coniugato al tratto aristocratico del passato la grinta imprenditoriale che il mondo d’oggi pretende.

 

In conclusione, a chi dire grazie  Maestro?

 

“Il mio cuore batte al ricordo di Giorgio Strehler: l'uomo di teatro che è stato e questo è doveroso e naturale, ma soprattutto  la sua irripetibile politica culturale capace di avvicinare l'Italia all'Europa. Un grande esempio, una strada che ho intrapreso ma che sento di dovere ancora percorrere intera”.




 
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